Questo evento si è concluso il 09 luglio 2020 22:00 CEST

Progetto Oikia - Parliamo di Vigne, Vini e vignaioli

26 giugno - 2 e 9 luglio 2020 - Tre Laboratori dedicati alla conoscenza del vino


dal 26/giu/2020 ore 19:30 (UTC +02:00)
al 09/lug/2020 ore 22:00 (UTC +02:00)

Carbonara di Bari, Bari BA, Italia

Quando

dal 26/giu/2020 ore 19:30 (UTC +02:00)
al 09/lug/2020 ore 22:00 (UTC +02:00)

Dove

Carbonara di Bari, Bari BA, Italia

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Descrizione

BASTA CON LE RIUNIONI AL COMPUTER O AL TELEFONINO! 

RIDIAMO VALORE AL CONVIVIO! 

E' PIÙ' AUTENTICO!

Cari amici, com'è noto, Il Comune di Bari ha promosso la creazione di 12 Reti Civiche Urbane (R.C.U.) localizzate presso i quartieri della città di Bari. Dette R.C.U. sono finalizzate alla gestione di programmi di animazione, attivazione comunitaria e di innovazione sociale e culturale nei quartieri di riferimento. La Condotta di Bari di Slow Food partecipa alla R.C.U. - Carbonara, Ceglie, Loseto, Santa Rita corrispondente al IV Municipio di Bari.  In questo ambito, questa condotta organizza tre laboratori (26 giugno - 2 luglio e 9 luglio 2020) dedicati alla conoscenza del vino.

Detti laboratori si prefiggono l'obbiettivo di promuovere un nuovo approccio per avvicinare al vino un pubblico sempre più ampio, concentrando una maggiore attenzione al concetto del “buono, pulito e giusto”, nella direzione di una “geosensorialità” in cui alla piacevolezza organolettica si coniuga la sostenibilità ambientale e “quel rapporto virtuoso del vignaiolo con il proprio territorio”. 

Nessuna bevanda affascina quanto il vino: uomo e vino, un percorso in continua evoluzione. Un percorso inevitabile e indispensabile: il vigneto, il luogo da dove tutto ha inizio. A spiegarcelo ci saranno due esperti d'eccezione: Francesco Muci, responsabile in Puglia della guida Slow Wine e Gianpaolo Priore componente del team pugliese di Slow Wine e autore del libro "A B C del vino" che verrà consegnato in omaggio ai partecipanti.

I laboratori (19:30) saranno effettuati all'aperto nel rispetto della normativa vigente. Il primo incontro verrà preceduto alle ore 18:00 dalla presentazione di un libro ad opera dell'ing. Raffaele De Rosa sulla storia di Carbonara nella piazzetta antistante la parrocchia della Beata Vergine del Santissimo Rosario in San Nicola alla via Manzoni Carbonara.  (vedi programma dettagliato in seguito)

In occasione del primo anniversario della RCU del IVA Municipio – Progetto Oikia, verrà presentato il libro storico del catasto onciario di Carbonara nell'anno 1752. Il testo descrive e analizza la realtà storica di Carbonara di Bari dal punto di vista statistico, sociale, culturale, spaziale e storico. Il lavoro di ricerca ha prodotto un quadro identificativo degli abitanti nell'ex Comune di Carbonara, evidenziando le profonde trasformazioni avvenute nei tempi successivi, sia dal punto di vista delle attività lavorative dei residenti che dello stesso territorio a livello fisico. Lo scopo è quello di far conoscere la propria identità storica ai Carbonaresi stessi, in particolar modo agli alunni di ogni ordine e grado che frequentano le scuole del Municipio IV. L'opera è in assoluto la prima traduzione commentata del Catasto onciario di Carbonara di Bari. L’autore del Libro è l’Ing. Raffaele De Rosa, ricercatore e storico del IV Municipio autore di diversi testi che documentano il territorio, arricchiti da pregiate illustrazioni. La Rete Civica ha voluto fortemente la pubblicazione di questo libro, che rappresenta il lascito della RCU stessa, sotto forma di dono per la cittadinanza; non c'è omaggio più prezioso di una lettura che arricchisce, emoziona e fa viaggiare in epoche lontane, fornendo l'opportunità di ampliare la propria conoscenza del Territorio in cui si vive.

biglietto Biglietti
Prezzo unitario
Quantità

Programma del 26 giugno

18:00 -18.30

Accoglienza presso la piazza di Via Manzoni Carbonara-Bari (in caso di pioggia si terrà nella Chiesa Beata Vergine in San Nicola in ottemperanza alle normative covid-19)

18:30-19.30

Presentazione del libro a cura di Prof. Don Mario Persano – (in caso di pioggia saremo dentro chiesa)

18:30-21:00

Laboratori di Lettura e pet Therapy a cura di operatori di Opera San Nicola e AIPET

(in ambienti interni di Opera San Nicola dedicati ai bimbi, per consentire ai genitori di ascoltare presentazione libro e vini in tranquillità)

19:30-21:30

Slow Food Condotta Bari  

Laboratorio di educazione al consumo consapevole del vino. Dott. Francesco Muci e Dott. Gianpaolo Priore

prenotazione obbligatoria (vedi programma in seguito)

Programma dei laboratori

1^ Lezione - 26 Giugno 2020 - Dalla vigna al bicchiere

Cos’è l’uva, cos'è il vino. Il primo parametro nella valutazione di un vino è il suo aspetto: limpidezza, brillantezza e colore; bianco, rosso e rosato; le tante sfumature del vino sono solo i primi indizi che ci portano a conoscerlo e capirlo. Il servizio del vino.

2^ Lezione - 2 luglio 2020 - Dalla vigna alla cantina

  • La trasformazione dell’uva in vino.
  • La vinificazione in bianco, la vinificazione in rosso, in rosato, la spumantizzazione. La maturazione del vino, e l’affinamento.
  • L’approccio olfattivo ci prepara all’assaggio. La freschezza dei fiori, la fragranza della frutta, la complessità delle spezie. Gli aromi del vino ed il loro significato.
  • 3^ Lezione - 9 luglio 2020 - Dalla vigna al convivio
  • L’unico modo per poter giudicare un vino è quello di berlo. Il gusto e le percezioni tattili. Freschezza, sapidità e morbidezza, corpo e struttura.
  • Le differenze tra “mi piace” ed “è buono”, liberandoci da tanti preconcetti e dando sfogo alla nostra curiosità.
  • L’equilibrio tra le parti. Il giudizio finale. Non tutti i vini sono buoni vini, pochi riescono ad eccellere. Consigli su come e cosa bere, su dove acquistare, su cosa conservare e come abbinare.

  • Francesco Muci

    Responsabile Guida Slow Wine di Slow Food Editore


    Gianpaolo Priore

    Agronomo - Degustatore Guida Slow Wine di Slow Food Editore

    iniziativa finanziata da POC METRO 2014-2020 RETI CIVICHE URBANE

    • Rete civica Urbana - IV Municipio
    • POC METRO 2014-2020 RETI CIVICHE URBANE
    • Progettto OIKIA - Iv Municipio

    A.B.C. del vino - Appunti per Bere Consapevolmente

    • Conoscere il vino partendo dalla vigna, dal territorio, passando "velocemente" dalla cantina
    • Capire Come assaggiarlo e assaporarlo
    • Come abbinarlo al cibo
    • Comprendere i diversi metodi di vinificazione
    • Imparare a bere il vino con consapevolezza

    Perchè leggere, scaricare, acquistare A.B.C. del vino

    Tramite queste pagine, tramite i grafici, proprio come preparavo gli esami all'università, ho cercato di riassumere tutti i concetti fondamentali per spiegare da cosa deriva quel calice di vino.

    Più di un centinaio di pagine per capire:

    - le differenze tra un vino novello e un rosso giovane

    - che non tutti i vini frizzanti sono prosecco

    - per iniziare a comprendere le diverse zone vitivinicole Italiane e estere, con le loro peculiarità e unicità

    - da dove derivano i profumi del vino e di che tipo sono

    - Conoscere i colori e il gusto del vino

    - Come si produce il vino bianco, il rosso e il rosato

    - Vedere oltre l'Etichetta

    - Iniziare a conoscere "l'etichetta" e il galateo del vino

    - Capire come abbinare il cibo al vino

    Cosa rappresenta per me A.B.C. del vino

    Amo il vino, e come potrebbe essere altrimenti. Mi piace parlare di vino con la voce, con la penna e con la tastiera. Voglio comunicare e trasmettere la mia passione e l'emozione di chi fa vino e di chi lo beve.

    Mi piace ascoltare e tradurre quello che vedo e sento da esperti, dalla natura, dai vignaioli, da semplici persone che assaggiano e si nutrono delle emozioni del vino.

    Vorrei divulgare la cultura del vino, per predisporre quante più persone possibili al calice. Vorrei che un vino non venga solo bevuto, ma come si fa con una persona andasse sentito, visto, capito e soprattutto mai giudicato.

    Come nei rapporti umani, oltre ad un parere oggettivo sulle persone, ci sarà poi l'empatia, la chimica, il pensiero e il gusto personale, che ci farà piacere qualcuno invece di qualcun'altro.

    Principalmente, vorrei che ci si approcciasse al calice con umiltà, pensando a cosa c'è dietro. Vorrei dipingere le mani dei vignaioli, i solchi della terra, la brina sulle vigne, la brezza del mare o dei venti montuosi. Vorrei emergesse dalle mie parole la luce e l'energia del sole, la forza potente dell'alcol e degli zuccheri, il succo della polpa e la corazza della buccia, la storia del vino e la sua tradizione.

    Vi vorrei presentare il vino, come si fa con un amico, ad un amico, presentarvi una persona che mi ha arricchito, che mi ha reso felice, che mi ha fatto conoscere personaggi, maschere e PERSONE, che mi ha dato e mi ha tolto, che mi ha migliorato, che mi ha fatto pensare e ricordare, insomma vorrei farvi conoscere il vino

    Il libro finisce così:

    Siate assetati, indemoniati tra i banchi di degustazione, in enoteca, in cantina, ovunque. Ascoltate, chiedete, leggete, approfondite, parlate di vino e col vino. Non abbiate pregiudizi, non siate prevenuti, bevete tutto con avidità, per sapere, capire, nutrirvi di conoscenza enologica. Respirate a pieni polmoni la natura, i calici e le umide cantine. Osservate le mani rigate da rugose cicatrici della terra e del tempo dei contadini, spremete il vino con loro, toccate e alimentatevi delle storie che vi raccontano.

    Non smettete mai di essere curiosi, siate lucidamente ossessionati, assaggiate con il cuore e comunicate con la testa, ubriacatevi sobriamente dell'essenza della natura, BEVETE con coscienza, con cognizione.

    Bevete CONSAPEVOLMENTE

    Appunti di Guglielmo Bellelli

     “Wine Revolution” è il titolo di un libro recente di Jane Anson (2017) dedicato alla cosiddetta svolta naturale nel mondo del vino. Quelle che all'inizio erano soltanto piccole voci di resistenza di qualche vigneron alla massiccia meccanizzazione e all'ingresso della chimica nelle vigne degli anni ’50 sono diventate progressivamente più numerose nei tre decenni successivi , avviando una accelerazione diventata sempre più evidente, dalla quale emerge una richiesta sempre più avvertita e condivisa da ampi strati della popolazione.

    Pur essendo indubbio che oggi i consumatori sono tutelati in misura molto maggiore di quanto non lo siano stati mai prima, il senso di minaccia percepito dalla popolazione nei confronti della dispersione di sostanze nocive nell'ambiente é notevolmente cresciuto. Lo sanno bene quei viticoltori che hanno vigne in prossimità dei centri abitati o di una scuola, che oggi incontrano un’opposizione crescente all’impiego di agenti chimici nei loro campi.

    Corrispondentemente sta notevolmente crescendo in tutto il mondo la domanda di vini cosiddetti naturali, come mostra anche l’aumentato interesse anche della grande distribuzione, che ormai si avvale sempre più di esperti in grado di consigliarli negli acquisti in questo settore. E, finalmente, dopo un avvio più timido e a macchia di leopardo, un numero crescente di viticoltori ha adottato modi di coltivazione orientati alla sostenibilità: eliminazione dei pesticidi, ricerca della biodiversità, autonomia energetica, zero carbone, la coltivazione di varietà indigene già ambientate e meno bisognose di protezioni chimiche.

    Si tratta di un fenomeno importante e ormai irreversibile, che segnala una preoccupazione più generale per un’agricoltura più sana e sostenibile e per l’ambiente, anche se naturalmente la resistenza da parte dei coltivatori convenzionali e soprattutto da parte dell’industria chimica è ancora molto forte. La vicenda del glifosato insegni.

    Non vanno però neppure taciute talune contraddizioni, interne alla filiera vitivinicola, e la grande confusione che ancora disorienta i consumatori meno avvertiti creata dalla molteplicità di marchi e di associazioni che dovrebbero garantire la genuinità dei prodotti vinicoli. Anche una certa tendenza al settarismo tra le varie associazioni non aiuta sempre, creando divisioni e frastornando il consumatore, che non sa orientarsi tra la molteplicità di orientamenti ed etichette adottate.

    Andrebbe innanzitutto chiarito che termini come vini biologici, biodinamici e naturali, che vengono spesso utilizzati indistintamente, non indicano esattamente la stessa cosa. Ovvero solo in parte, perché sia i vini biodinamici che quelli cosiddetti naturali sono anche biologici, ossia sono accomunati dal rifiuto categorico dell’impiego di pesticidi, ma differiscono notevolmente per ogni altra cosa.

    In Europa i vini biologici sono indicati da un’apposita certificazione pubblica, AB Eurofeuille, a parte altre certificazioni nazionali aggiuntive, mentre i vini biodinamici fanno riferimento a due grandi organismi internazionali, Demeter (1927), che è il più grande e col maggior numero di aderenti, e Biodyvin (1995), che, oltre a fare assoluto divieto di impiego di pesticidi, aggiungono limiti assai più severi nell’impiego di sostanze aggiunte nella vinificazione, come i solfiti aggiunti (i valori massimi ammessi sono poco più della metà di quelli consentiti ai vini biologici in tutte le categorie), e vietano l’impiego di alcuni prodotti di origine animale come la colla di pesce o la gelatina di maiale , mentre sono ammesse l’uovo e la caseina.

    Diversamente, per i vini cosiddetti naturali non esiste al momento invece nessuna definizione precisa e nessuna vera certificazione pubblica se non l’autodichiarazione del singolo produttore o la sua adesione a una delle diverse associazioni di viticoltori che propugnano la vinificazione naturale. In definitiva quello dei vini naturali é un grande ombrello, sotto il quale sono compresi approcci assai diversi e spesso poco coerenti tra loro, e anche i risultati sul piano della qualità sono enormemente variabili.

    La biodinamica, invece, rappresenta in questo campo una specie di unicum, perché fa riferimento ad una filosofia ben precisa e a un insieme di pratiche, soprattutto agronomiche, ben identificate. Com'è noto, essa deriva dall'insegnamento del filosofo naturale, Rudolf Steiner, che fissò i principi dell’agricoltura biodinamica nel suo celebre Cours del 1924, venendo poi integrata alla fine degli anni ’70 dal calendario lunare di Maria Thun.

    Aldilà della rigida applicazione di regole e precetti, ovviamente anche in parte superati o troppo generici (non dimentichiamo che Steiner si rivolgeva ad agricoltori che praticavano la policoltura, nella quale il principio della crescita armonica dei vari componenti il sistema, come alimentare gli animali con i cereali della fattoria e utilizzare le loro feci per fertilizzare la terra, è assai meno immediatamente applicabile alla monocultura), è importante l’ispirazione di fondo che si traduce in un rapporto diverso e molto flessibile tra il viticolture e la sua vigna, caratterizzato da una presenza continua nella vigna e dalla cura minuziosa delle piante. Anche se alcuni aspetti come il ritorno ai cavalli nelle vigne possono apparire un po’ folcloristici è indubbio che il loro impiego consenta una lavorazione più dolce e meno traumatica di quella meccanica e le differenze , nei migliori produttori, si vedono tutte.

    Si tratta però di un atteggiamento diverso e per certi versi esattamente opposto a quello del cosiddetto non interventismo affermato da alcuni vignaioli cosiddetti naturali. Il vino non si si fa da solo, ma richiede di essere seguito e diretto dall'uomo in ogni fase della sua produzione: nella vigna innanzitutto e poi in cantina.

    Secondo i coniugi Bourguignon, importante punto di riferimento della vitivinicoltura biologica, un vino naturale dovrebbe innanzitutto adottare un approccio biologico e biodinamico in vigna, e, durante il processo di vinificazione, non usare additivi per correggere l’acidità troppo alta o troppo bassa, non aggiungere zucchero per aumentare l’alcolicità, non impiegare lieviti per controllare le fermentazioni, né enzimi per aiutare la fermentazione malolattica, mentre sono ammessi livelli minimi di zolfo per ottenere dei vini stabili.

    I vini naturali sono davvero diversi da quelli convenzionali? In Borgogna tutti i grandi vigneron , da M. me Leroy a Mr. Aubert de Villaine, da Jean-Louis Trapet a Thibault Liger - Belair sono biodinamici. E Perfino a Bordeaux, certo tra le regioni vinicole fino a pochi anni fa meno green tra le grandi regioni vitivinicole della Francia, non potrà non accorgersi dei risultati ottenuti dai vini di vino di Pontet-Canet e Palmer di questi ultimi anni, i più grandi châteaux convertiti alla biodinamica. Hanno una purezza, una persistenza, una lunghezza difficili da ritrovare in qualsiasi altro grand cru in regime convenzionale. Detto questo, bisogna dire che gli obiettivi da raggiungere sono complessi e la strada è ancora lunga, come ammonisce anche Miguel Torres, tra coloro che maggiormente hanno contribuito alla diffusione della viticultura sostenibile nel mondo.

    Voglio soltanto accennare velocemente a due temi molto dibattuti nel mondo della vitivinicoltura bio: l’utilizzazione o l’eliminazione dello zolfo e del rame, finora ammessi anche dalla vitivinicoltura biodinamica. Lo zolfo è il grande imputato dei sostenitori dei vini naturali. Questa posizione è così precisa che per il grande pubblico, i vini naturali sono fondamentalmente quelli senza solfiti. E’ un punto di vista molto riduttivo e alla fine non è davvero distintivo di nulla, visto che ormai anche la grande industria del vino ha introdotto nella propria gamma delle cuvées senza solfiti aggiunti. Va chiarito che il problema dei solfiti non riguarda soltanto il vino, perché essi si trovano un po’ dappertutto : nei legumi secchi, nei crostacei, nei pesci seccati, e-l’avreste detto?-in quantità record nelle albicocche secche.

    Nel vino, lo zolfo lo si incrocia durante l’intero processo di vinificazione: alla vendemmia, durante la fermentazione, nell’imbottigliamento. In parte è anche prodotto naturalmente nel corso della vinificazione, poi ci sono naturalmente i solfiti aggiunti. Fanno male? Uno studio dell’INSERM ha indicato nello 0,26% la percentuale di francesi intolleranti ai solfiti. Chi lo è non prova il classico mal di testa citato da chi pensa di essere intollerante (quello è causato dall'alcol) ma eruzioni cutanee e disturbi intestinali. A partire da 11 mg. per litro chiunque è in grado di rilevarli all’assaggio, anche se l’acidità e il maggior grado alcolico tende a renderli meno riconoscibili. Gli effetti negativi possono manifestarsi oltre 0,7 mg. per chilo di peso corporeo, ovvero un terzo di bottiglia di vino bianco convenzionale che ne contenga 200 mg./litro.

    Se ne può fare a meno? Lo si può certamente limitare, e alcuni produttori hanno elaborato cuvées senza solfiti aggiunti. Tra i produttori di Champagne sono ad es. Drappier (Brut Nature) e Fleury (cuvée Sonate), ma gli esempi sono numerosi sia in Italia che in tutta la Francia (Loira, Borgogna, Alsazia), e persino a Bordeaux (Château Le Puy). Il cosiddetto metodo borgognone prevede un impiego minimale di solfiti. Se le uve sono perfettamente sane e i vini correttamente vinificati in ambienti perfettamente puliti, i risultati sono eccellenti. I vini ne guadagnano in purezza e digeribilità.

    La loro eliminazione ha però dei costi, come una minore stabilità e conservabilità dei vini non trattati. La loro eliminazione completa rende i vini maggiormente vulnerabili ad altre conseguenze più gravi. Uno di essi è l’ossidazione. Ma come già la premox (l’ossidazione precoce) che affligge i vini bianchi, un altro problema può venire, specie per i vini rossi, dall'aumento della diffusione del cosiddetto brett, cioè gli odori sgradevoli indotti dal brettanomyces bruxellensis, un lievito “cattivo” che i sommelier conoscono bene.

    A parte cause più “locali”, come l’impiego di recipienti contaminati, ecc. il problema ha molte altre origini in parte sconosciute o non facilmente riconoscibili. Un rischio importante viene però oggi dai cambiamenti climatici. .L’innalzamento delle temperature, infatti, tende ad abbassare l’acidità dei vini e a far salire il pH, a determinare valori più alti di polifenoli, ambiente ideale per il brett (vedi vini del Rodano degli ultimi 30 anni). Anche l’aumento dello zucchero in fermentazione che rende più difficile ai lieviti buoni, come il Brettanmyces cerevisiae, di consumare tutto, e la maggior quantità di zucchero residuo fa sviluppare il brett. Vi sono poi forse anche differenze tra le diverse varietà di uva: secondo Van de Water i vini borgognoni sarebbero più a rischio perché il pinot nero è meno tannico e con una più alta quantità di nutrienti di altre varietà a bacca rossa. L’assenza o bassi livelli di solfiti non riescono a contrastare la formazione del brett, così come sono inefficaci a prevenire la formazione dell’acidità volatile. Il problema è tanto più grave in quanto è molto difficile scoprire il brett in anticipo e prevenirne gli effetti, oltre alle difficoltà di sradicarlo.

    Veniamo al rame, impiegato da tutti i viticultori biologici. La domanda in primo piano oggi è : bisogna abolire l’impiego del rame, potente battericida e fungicida naturale, ingrediente principale della bouillie bordolese , finora ritenuto indispensabile per combattere la minaccia della peronospora? Considerato come cruciale e “naturale” dalla viticultura bio, è oggi sotto accusa delle autorità europee, le quali hanno disposto la sua riduzione da 6 Kg. l’anno (sino ad un massimo di 30 in cinque anni) a 4 l’anno (sino ad un massimo di 28 in sette anni). Nello stesso tempo, però, l’EFSA ha “salvato” il glifosato, poggiandosi sulle expertises di Monsanto (ahi, ahi, ahi).

    Il fronte dei vigneron non è uniformemente schierato al riguardo: Jean-Marie Guffens, vignaiolo “di culto” del Mâconnais, accusa esplicitamente coloro che adottano metodi di conduzione biologici, di aver inquinato i suoli con una eccessiva utilizzazione di rame, non senza conseguenze, prima tra le quali, un aumento dell’ossidazione dei vini. I vigneron bio si difendono affermando di non essere affatto dei militanti del rame, che anzi cercano di limitare sempre di più, ricorrendo, nei periodi in cui la pressione del mildiou è meno intensa, a semplici decotti di erbe (prêle, consoude e ortica).

    Ma è davvero possibile ridurre o addirittura eliminare il rame? L’impiego del rame nella viticultura risale al XIX secolo, quando l’ampelografo Alexis Millardet scoprì, quasi casualmente, il rimedio contro la peronospora: visitando lo Château Ducru-Beaucaillou, che sembrava immune al flagello, venne a sapere dal suo régisseur che essi impiegavano una miscela di solfato di rame e calce polverizzata per tenere lontani i ladri d’uva. Millardet mise così a punto con il chimico Gayon la famosa bouillie bordelaise. Il sistema si rivelò molto efficace, ma, come sempre, i vigneron cominciarono a farne un uso eccessivo: nel XX secolo si giunse fino a 50 kg. per ettaro l’anno!

    Quello del rame è dunque un inquinamento consolidatosi nel suolo nel corso di decenni. Oggi le dosi sono molto più basse (da un’inchiesta effettuata presso 1.900 vigneron bio di tutta la Francia ha evidenziato al momento un consumo medio di 2.98 Kg/anno, con una punta di 4.14 nel 2018, anno di forte pressione del mildiou), ma non basta : i vignaioli devono infatti affrontare un’eredità storica di eccessi dell’impiego di rame.

    Quando il rame penetra nella terra, il 90-95% del metallo viene assorbita dal suolo e il resto viene assimilato da batteri, funghi, animali, piante come oligo-elementi, ossia costituisce il rame biodisponibile. Il rame diventa tossico se questa proporzione diventa troppo alta. I suoli non rispondono però tutti nello stesso modo. Sui suoli argillosi o molto calcarei il rame è poco biodisponibile, ma in un suolo acido , come di graniti o sabbia, il rame si solubilizza e viene assorbito dagli organismi viventi e l’effetto tossico diventa maggiore. Secondo uno studio recente a partire da 30 a 50 mg/chilo di rame biodisponibile si manifesta una riduzione della vita microbiologica dei suoli, in caso di suoli acidi. Ne occorre il doppio (da 50 a 100 mg.) nei suoli argillosi o calcarei.

    La tossicità del rame non è visibile all'esterno, ma gli effetti prodotti dal rame sono di una forte riduzione dell’attività biologica del suolo. In sintesi, la terra si impoverisce progressivamente.Insomma, nel tempo bisognerà fare nella misura maggiore possibile a meno del rame.

    La scienza non ha però ancora trovato le misure adatte a combattere più efficacemente il mildiou e a eliminare gli eccessi di rame accumulatisi nel suolo. Espedienti come il seppellimento delle foglie morte e dei legni della taille invernale, l’impiego di sostanze stimolanti delle difese naturali delle piante, l’utilizzazione di ceppi geneticamente modificati più resistenti non sono al momento conclusivi, anche associandoli al lavoro della vigna e all’inerbamento. La questione è tuttora aperta.La strada da percorrere è ancora lunga, ma la direzione è quella giusta.

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